castagnari

Avete mai visto qualcuno arrampicarsi su un castagno convinto che i marroni si raccolgano come le ciliegie? Io sì.
E allora siccome ci teniamo a voi, e vorremmo evitare incidenti di questo tipo, vi raccontiamo come crescono le castagne e come vengono raccolte.

1- MAMMA RICCIO CADE E APRE LE BRACCIA

A guardarli così, i ricci sembrano mamme gelose che custodiscono i loro piccoli e sono disposte a tutto per proteggerli. Poi, però, come succede ad ogni madre, i figli diventano troppo grandi per contenerli tutti tra le proprie braccia. E si devono lasciar andare.

Il castagneto è immerso nella fioca luce autunnale. Intorno c’è solo silenzio.

Improvvisamente… ecco! Un piccolo tonfo. Il primo riccio che cade, segno che la maturazione delle castagne sta arrivando al culmine.

Nei giorni successivi il bosco sarà scosso da una pioggia di ricci ma ancora una grossa parte di essi rimarrà aggrappata all’albero.

Soprattutto un tempo, i contadini per accelerare la loro caduta utilizzavano delle lunghe pertiche per scuotere i rami. Dopodiché, siccome l’apertura dei ricci è dolorosamente complessa, si usava raccoglierli con una pinza di legno e ammucchiarli in una ricciaia. Questa veniva poi lasciata coperta con uno strato di foglie e rami per circa tre settimane.

Il trattamento permetteva non solo di conservare le castagne per un lungo periodo ma anche di far sì che i ricci lasciassero fuoriuscire le castagne.

2- L’ALBERO DEL PANE

Per molti secoli le castagne furono elemento centrale dell’economia montanara. E questo non solamente perché un buon raccolto permetteva di incassare qualche soldo in più ma anche perché si poteva sfamare la famiglia con un alimento nutriente.

Il frutto del castagno rappresentò uno dei componenti principali dell’alimentazione della popolazione fino all’arrivo della patata e del granoturco, e ciò grazie al suo valore nutritivo.

Nel quarto secolo a.C. lo storico ateniese Senofonte chiama il castagno “albero del pane”. La definizione calza a pennello sia per il valore nutritivo del frutto, simile a quello di pane, pasta e riso, sia perché le frequenti crisi alimentari e i magri raccolti dovuti all’inclemenza delle stagioni costringevano la gente a ricorrere alla castagna per sopravvivere.

A seconda di come veniva conservata, essa poteva durare anche per più stagioni e quindi serviva come nutrimento quasi per tutto l’anno. Si poteva mangiarla cruda appena matura, oppure bollita o arrostita. Fatta seccare, veniva macinata al mulino e la farina estrattane era ottima per preparare pane e altre pietanze.

3- PIANTA CASTAGNARI

Una testimonianza dell’importanza della castagna per il sostentamento della popolazione montanara ci viene da un’originale preghiera pensata e scritta da Don Alberto Benedetti. Nato a Ceredo (Sant’Anna d’Alfaedo), egli è conosciuto come prete rivoluzionario e anarchico. La sua opera è stata guidata dall’amore per la cultura, la scienza e il territorio.

In una preghiera scritta per i suoi parrocchiani, egli rivela il suo pensiero sulla vita e sugli uomini e sottolinea quanto sia importante credere nella propria terra e nel suo futuro.

Ama il Creatore.
Ama la terra.
Lavora gratuitamente, conta su quello che hai e sii povero.
Ama qualcuno che non se lo merita.
Non ti fidare del governo, di nessun governo, e abbraccia gli esseri umani, nel tuo rapporto con ciascuno di loro riponi la tua speranza politica.
Approva nella natura quello che non capisci
E loda quella speranza, perché ciò che l’uomo non ha razionalizzato, non ha distrutto.
Fai le domande che non hanno risposta.
Investi nel millennio.
Pianta castagnari.

Il castagno, quindi, diventa simbolo di forza, di resistenza, di affidabilità. Basta essere pazienti e fiduciosi:

Ricorda che le foglie quando si decompongono
diventano fertilità:
chiama questo “profitto”.
Una profezia così si avvera sempre.

Poni la tua fiducia
nei cinque centimetri di terra nera
che si formeranno sotto gli alberi
ogni mille anni.

Metti l’orecchio vicino alla terra
e ascolta i bisbigli delle canzoni future.

E poi… mai dimenticarsi di sorridere:

Aspettati la fine del mondo.
Sorridi, il sorriso è incalcolabile.