cataste di legna

Forse non c’è nulla di più bello in questa stagione che ritrovarsi davanti ad un fuoco acceso nel caminetto. Travolti dalla luce e dal calore che emana, ci sembra che la sua esistenza sia facile e scontata. Eppure il fuoco è il risultato di una lunga storia alquanto travagliata.

Ogni volta che accendiamo un fiammifero, stringiamo tra le dita una delle scoperte più importanti della storia: il modo di tenere vivo il fuoco. Grazie ad esso sono state possibili migrazioni verso climi più freddi e gli uomini hanno imparato a cuocere il cibo, ad esempio.

Il problema, però, rimane lo stesso di quello dei nostri progenitori: ma e… la legna? Okay, avete preso la stufa a pellet? Bene, allora questo articolo non fa per voi. A meno che non vi piaccia leggere qualcosa che vi riscaldi dentro e che vi dia un suggerimento sul prossimo libro da acquistare (e sono già due ottime ragioni).

1- Norwegian Wood

Quando te lo ritrovi in mano con la sua copertina ruvida e il suo aspetto leggermente austero capisci subito che si tratta di qualcosa di estremamente serio. E in effetti cosa ci può essere di più coscienzioso di un libro che ti tiene incollato per quasi trecento pagine raccontandoti del “metodo scandinavo per tagliare, accatastare e scaldarsi con la legna”?

Si intitola “Norwegian wood” (sì, proprio come uno dei romanzi di Haruki Murakami al quale Bob Dylan sembra aver soffiato il Nobel per la letteratura, e anche come una canzone dei Beatles…), è stato scritto da Lars Mytting e ha venduto più di cinquecentomila copie solo negli ultimi due mesi. Eppure, nonostante si tratti di un “semplice” manuale, basta aprirlo e osservare le splendide foto, leggere la prosa fluida dell’autore che ha girato la Norvegia più fredda per ricostruire il volto di una tradizione tanto importante quanto necessaria, per rimanere piacevolmente sorpresi e “riscaldati” dall’atmosfera che ne risulta.

2- Il fuoco della vita

Il giornalista scandinavo ha iniziato a scrivere questo libro dopo aver osservato il suo vicino riprendere vita nel corpo e nello spirito man mano che accatastava la legna per l’inverno: “perchè amava ancora soppesare ogni ciocco e godersi quel profumo che lo proiettava dentro a una poesia, adorava la sicurezza delle cataste e le ore che avrebbe passato davanti alla stufa non appena fosse tornato il freddo”.

In seguito, il libro racconta qual è il miglior periodo dell’anno per abbattere gli alberi, elenca e studia gli attrezzi che servono per tagliare la legna e alla fine spiega come accendere un fuoco.
Ma prima di questo si sofferma a considerare l’organizzazione della catasta di legna.
La legnaia, al di là di ogni filosofia, ha soprattutto una funzione di utilità: deve essiccare il più possibile per bruciare meglio.

3- Quando accatastare legna diventa arte

Ma a pensarci bene, oltre a richiedere concretezza e praticità, l’accatastamento della legna esige anche un certo senso estetico.
Magari non ci abbiamo mai pensato ma, spingendoci un po’ più in là, sfruttando la forma, la dimensione e i colori dei ciocchi di legna si possono creare effetti e forme gradevoli allo sguardo.
Si sono accorti di questo aspetto alcuni artisti che hanno scelto di creare delle installazioni componendo delle cataste artistiche molto interessanti.

La maggior parte di noi, ossia coloro che sono abituati ad accatastare la legna per pure esigenze contingenti e concrete, potrebbe pensare che si tratta di una mera perdita di tempo. Ma forse, chissà, prendendoci un po’ di passione, accatastare la legna potrebbe diventare meno noioso e più divertente.
Anche se sappiamo già che la nostra opera sarà distrutta.
In fondo, se pensiamo ai monaci tibetani che costruiscono magnifici mandala per poi cancellarli, anche la nostra splendida legnaia potrebbe essere frutto non solo delle nostre energie fisiche ma anche della forza che si esprime attraverso la nostra creatività.

Prendere in mano un pezzo di legno, sentirne il peso e il profumo, stare concentrati su ogni singolo passaggio per permettere il fiorire della bellezza… non vi sembra allettante?

4- Natale in mezzo ai boschi

E visto che si avvicina il Natale mi piace parlarvi della famiglia Brenden di cui Mytting parla nel libro.
I Brenden vivono in una fattoria in Norvegia e nel periodo delle feste tutta la loro famiglia viene a stare da loro.
Da Natale a San Silvestro.
Una settimana di cenoni, con la zia Lilly che quando alza un po’ il gomito comincia a ridere come una scimmietta e con il cognato Bill che rovina sempre la festa parlando di politica?
Vi vedo che state rabbrividendo.
Ma no. Niente di tutto ciò.
Tutti insieme vanno nei boschi dotati di trattore e motoseghe e si occupano di abbattere, sramare e raccogliere la legna che servirà per tutto l’inverno. Perchè “c’è qualcosa di magico nel radunarsi in un posto al quale tutti sono legati sin dall’infanzia e lavorare insieme”.

Farebbe bene anche alla zia Lilly e al cognato Bill.
La sera, al cenone, non avrebbero così tanto fiato. Sarebbero più tonici, soddisfatti e felici. Per il bene di tutti.

Nell’800 le giovani donne dello stato del Maine (U.S.A) erano solite scegliere il proprio futuro marito a seconda di come accatastava la legna. Se la legnaia era solida risultava tale anche il pretendente, altrimenti c’era di che pensare.
Lo so, adesso i maschietti staranno scrollando il testo per ricordarsi il nome del libro di cui stiamo parlando e imparare a costruire la legnaia più bella che si sia mai vista.
E hanno ragione a farlo.
Perchè per l’uomo che lascia al freddo la sua donna non c’è pietà.